Frittelle di mela spiritose, ricetta di nonna Sara

Devo fare una piccola confessione. A Carnevale non amo travestirmi.

Mi piacciono le maschere tradizionali.
E mi piacciono certi costumi bellissimi che sfilano al Carnevale di Venezia.
L’importante è che non debba essere io a travestirmi.

Mini me e il Carnevale

Non mi piaceva neppure da piccola. Tra me e il Carnevale c’è sempre stata poca sintonia. Sarà che ero una bambina un po’ timida e introversa (ok forse ero già un po’ Grinch).
Sarà che per me le avventure passavano dalle pagine dei libri che divoravo. Insomma non ricordo di avere amato neppure uno dei tanti vestiti di carnevale che indossavo per partecipare alle feste e sembrare una bambina come gli altri.

Ho sempre sbagliato la scelta del vestito. Sceglievo abiti che mi impacciavano nei movimenti o non mi stavano bene, o forse ero io vedermi così, non so, ma finivano per guastarmi l’umore e la festa. Nelle fotografie che mi ritraggono a Carnevale ho sempre il broncio.

Quando mi vestii da fata di Primavera

A volte penso -ancora rabbrividendo- al maxi abito rosa, coperto di tulle, foglie e rami che doveva trasformarmi in una fata di primavera.

Un gigantesco abito rosa, ricoperto -tipo meringa- da strati di tulle e da rami e fiori.
Era talmente pesante che facevo fatica a camminare 😳
Ah! E il cappello vezzoso? Ornato di ramo neanche fossi stata un cervo, che se ne volava ad ogni passo? Mi viene ancora ansia a pensarci.
Dovevo camminare con una mano al cappello e una manovrando rami e fiori.
Fra l’altro, tenendo leggermente sollevato l’abito con una mano, si vedevano spuntare le clarcks. Cosa che mi infastidiva terribilmente perché sono sempre stata una precisina.

Fu l’apice del cattivo umore legato ad un vestito (ok, anche con quello delle nozze ho faticato ad andare d’accordo, diciamo che era un modello fata di primavera).
Credo che mai, né prima né dopo, sia mai più stata vista una fata di primavera con tendenza alla piromania.

L’ultimo abito prima di uscire di scena

L’ultima festa di Carnevale è di qualche anno fa. Non ti dico il mio stato d’animo, costretta a partecipare per forza. Costretta dal mio migliore amico, organizzatore dell’evento.
Come facevo a dirgli: grazie ma odio le feste, soprattutto quelle di Carnevale?
Ringraziando e sospirando iniziai a pensare al vestito.
Fino all’idea più brillante che abbia mai avuto in tema di travestimenti.

Scelsi il costume di Zorro. Mi sentivo bene di nero vestita, anzi con indosso i MIEI vestiti (pantaloni neri, lupetto nero e una stivalina che Zorro in persona avrebbe invidiato). Si trattò di aggiungere solo maschera, mantello, spada e cappello. E’ stato forse il mio costume più azzeccato.

A mio agio in quegli abiti, resa irriconoscibile da luci basse, maschera, cappello, ho vagato in beata solitudine da una sala all’altra fino a che l’orologio ha segnato l’ora X.
L’ora in cui puoi andartene senza che nessuno ci resti male o pensi che non ami le feste. Recuperai il Messicano, cioè mio marito che non parlava più da ore se non a gesti (la tequila non perdona), e ciao festa.

Frittelle di mela spiritose, ricetta di nonna Sara

I fritti di Carnevale

Fine della confessione parte 1. Ora inizia la parte 2.
C’è una cosa che ho sempre follemente amato del Carnevale: i suoi dolci -quasi tutti fritti. Si, perché se il carnevale in strada è fatto di maschere e coriandoli, a tavola è soprattutto fritto. Frappe, zeppole, castagnole, topini, frittelle.
Mia nonna Sara preparava grandi vassoi di sfrappole bagnate con l’alchermes che io e i miei cugini divoravamo a merenda. E visto che erano tutti maschi e io un soldo di cacio e un pugnetto di ossa, dovevo darmi da fare per non finire in seconda fila.

Le frittelle di mela spiritose

Spesso, quando eravamo solo lei ed io, mi sorrideva, prendeva una mela e faceva una delle sue meraviglie. Le frittelle di mela. Nonna Sara le chiamava frittelle spiritose perché c’era un cucchiaio di marsala (ma va bene anche del rum) nella pastella. E la scorza del limone grattugiato. Che le facevo mettere anche sopra, quando spolverava con lo zucchero.
A velo o di semola, scegliete voi.

Il futuro inizia oggi, decidi tu che sapore dargli
Monica

Frittelle di mela spiritose, ricetta di nonna Sara

Frittelle di mela spiritose, ricetta di nonna Sara

Ricetta


Ingredienti
per 2 persone


1 mela farinosa, circa 350 g
farina integrale, 100 g
lievito per dolci, 1 pizzico generoso
zucchero di canna, 100 g
1 uovo
1 cucchiaio di Marsala o altro liquore
succo di mezzo limone filtrato
buccia grattugiata di mezzo limone
latte q.b.

per guarnire, zucchero a velo o semolato
per friggere, olio di semi di arachidi


Procedimento


Prepara la pastella:
In una ciotola mescola farina, zucchero, lievito, buccia grattugiata del limone.

Aggiungi il liquore, il succo, l’uovo e poco latte alla volta, sempre mescolando, sino ad ottenere una pastella morbida ma non troppo liquida.

Sbuccia la mela, elimina il torsolo centrale e fai delle fette sottili di circa 1 cm (non troppo sottili o si rompono, non troppo grosse o restano crude).

Metti nella pastella una fetta alla volta poi friggila nell’olio ben caldo.
Cuoci un paio di minuti a lato e quando prende colore, toglila e mettila su un foglio di carta prima di iniziare a friggere la successiva.

Cospargi con zucchero a velo o semolato o di canna e non dimenticare una grattugiata di scorza di limone.

L’ideale è mangiarle calde!

Frittelle di mela spiritose, ricetta di nonna Sara

Frittelle di mela spiritose, ricetta di nonna Sara


Conosci le maschere tradizionali dell’Emilia-Romagna? Le più note sono quelle del dottor Balanzone, tipica di Bologna. Fagiolino che nasce nel mondo dei burattini, e Sandrone, il contadino un po’ ignorante che si rivela furbo come una volpe. Ognuna ha la sua storia e il suo carattere. E poi queste non sono le uniche! Ci sono anche Tasi, Lazzarone, Sganapino…
Se hai voglia di scoprire che tipi sono, puoi leggere questo articolo nel sito di Travel Emilia-Romagna, il portale dedicato alla mia regione: QUI

Se vuoi leggere altre ricette e letture a tema Carnevale, puoi dare uno sguardo a quello che c’è sul blog, QUI

Articolo disponibile anche in Eng

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