Ho sempre amato la coppetta più del cono e quella di carta più della cialda. E la panna montata.
Infine, non sono schizzinosa, mangio anche il gelato industriale e lo trovo buono.
Da bambina, aspettavo la stagione delle fragole e delle ciliegie e, in egual modo, attendevo quella del gelato.
Le prime gite domenicali baciate dal sole aprivano l’epoca del gelato che raggiungeva l’acme in occasione delle vacanze al mare, tutte rigorosamente trascorse nella ruggente, struggente, nazional popolare Riviera Romagnola.
In vacanza, al mare, la felicità era doppia visto che, a volte, mangiavo il gelato in spiaggia e, di nuovo, durante la passeggiata serale del dopo cena.
In spiaggia, partivo correndo dall’ombrellone verso il bar dello stabilimento, seguita da mio babbo. Stringevo forte i soldi nella mano e, per quanto ero felice, sembravo una che avesse vinto il premio della vita.
Infilavo il braccio nudo e abbronzato nel grande freezer dei gelati rabbrividendo di freddo e contentezza. Di solito sceglievo il ghiacciolo al limone, quelli alla menta e all’arancio non mi piacevano mentre il gusto cola-cola era vietato da mia madre.
In alternativa, prendevo il cornetto Algida, ancora oggi una mia passione, o qualche gelato dal colore intensamente chimico e dal sapore decisamente sintetico. E, per entrambe le ragioni, molto soddisfacente al palato di una bambina cresciuta a dolci fatti in casa.
Il gelato della sera era diverso.
Prendevo posto con la famiglia al tavolo della gelateria aspettando il cameriere. Per me il gelato era sempre limone e panna montata. A volte, limone, cioccolato e panna montata. Il massimo della felicità lo raggiungevo se il gelato era servito nella coppetta di metallo che a me e mio babbo piaceva particolarmente. A lui piaceva anche il sorbetto che poi era la versione serale della granita estiva.
E anche se gelato è il participio passato del verbo gelare, ricordo che il gelato era un cibo stagionale, legato all’estate più che all’inverno. Ed era talmente vero che una volta, a fine autunno le gelaterie chiudevano.
Durante la lunga stagione invernale, il gelato compariva un’unica, memorabile volta in occasione del pranzo di Natale. Un chilogrammo di gelato di crema, ricca e sontuosa come la faceva la signora Eleonora, ricoperto di meringa e passato nel forno per alcuni minuti. Di recente ho scoperto che esiste anche in Usa dove si chiama Baked Alaska, che nome azzeccato, non trovi?
Sorbetto al cioccolato
In una delle gelaterie che amo di più di Bologna ho scoperto quanto sia buono un sorbetto al cioccolato, anche senza latticini, se la proporzione tra ingredienti è corretta.
Dopo un buon numero di prove, ho messo a punto la mia ricetta che, modestamente, non ha nulla da invidiare al sorbetto che mi ha ispirata. E, come l’originale, anche senza panna o latte è cremoso da non credere.
Questo sorbetto è senza lattosio e senza uova.
E non serve la gelatiera.
Anni fa ho comprato una gelatiera.
Una volta a casa ho scoperto che mancava il libretto delle istruzioni con le ricette.
Una cosa abbastanza fondamentale, soprattutto se non hai alcun tipo di esperienza con quel tipo di piccolo elettrodomestico.
Nel mondo di Monica queste cose sono all’ordine del giorno.
Comunque, ritorno nel negozio. La commessa sorride fino a quando non scopre che è rimasta un’ultima scatola di quella marca di gelatiera e, pure quella, senza libretto.
Seguo il consiglio di cercare on line le istruzioni e non le trovo.
Fine della storia della gelatiera senza libretto che oggi riposa in pace in soffitta, il purgatorio degli oggetti in attesa di un verdetto definitivo.
Letture
- Ho scritto una newsletter sulla storia del gelato dove trovi anche l’elenco delle mie gelaterie preferite di Bologna.
- Sul blog, c’è una sezione dedicata al cioccolato: QUI.
Keep in Touch
- Scrivo una newsletter che si chiama Fritto Misto dove condivido storia, storie e ricordi di cucina.
- Sono anche su Instagram!
Sorbetto al cioccolato
Equipment
- 1 una ciotola piccola
- 1 ciotola abbastanza grande da contenere quella piccola
- 20 cubetti di ghiaccio
- 1 spatola
- 1 cucchiaio di metallo
Ingredienti
- 50 g di cacao amaro
- 75 g di zucchero semolato o di canna
- 1 pizzico di sale fino
- 400 g di acqua a temperatura ambiente
- 100 g di cioccolato fondente 75% tritato o spezzato
Istruzioni
- In un tegame unisci mescolando cacao amaro, zucchero e sale.
- Aggiungi l’acqua, mescola cercando di evitare grumi. Se succede, che si formino grumi, risolvi con il frullatore a immersione.
- Scalda il composto su fornello piccolo a fiamma media. Non farlo bollire, anzi, dopo 2 minuti, abbassa la fiamma e, mescolando con il cucchiaio di metallo, aggiungi e sciogli il cioccolato. A seconda di quanto sono grandi i pezzi, questo passaggio richiede dai 5 ai 10 minuti.
- Dopo avere sciolto il cioccolato, spegni il fornello e versa il composto nella ciotola piccola usando una spatola.
- Nella ciotola grande versa acqua fredda di rubinetto e una decina di cubetti di ghiaccio. Non deve essere piena, serve per raffreddare la base della ciotola con il cioccolato. Sistema la piccola dentro a quella grande fino a quando la crema di cioccolato è tiepida. Se necessario, cambia l’acqua con altra più fresca e aggiungi altri cubetti di ghiaccio.
- Mescola con la spatola per aiutare il composto a raffreddare più velocemente.
- Quando il composto è tiepido, metti la ciotola in freezer.
- Dopo 40 minuti mescola con un cucchiaio di metallo partendo dai bordi dove il sorbetto tende a solidificare prima. Ogni 40 minuti circa, mescola.
- Dopo 3 ore, è pronto. Cremoso e buono oltre ogni dire.
Consigli
- Se lasci il sorbetto in freezer tutta la notte o per molte ore, fai così. Metti la ciotola fuori freezer per 15 minuti o fino a quando il composto è abbastanza morbido. Poi mescola vigorosamente e servi con panna montata o frutta fresca.
- Puoi conservare la ciotola coperta con pellicola in freezer per alcuni giorni.
- Se hai la gelatiera, procedi come da istruzioni della tua macchina.





