Sfrappole di Carnevale: ricetta di Bologna e di casa mia

In italiano (e in emiliano) si chiamano frappe.
Se passi da Bologna nel periodo di Carnevale, chiedi delle sfrappole.

Che bel termine, vero? Con quella s bolognese che scivola e tiene la parola come sospesa in bocca. Le sfrappole si iniziano ad assaporare già dal nome.

Se percorri la via Emilia in direzione di Reggio Emilia, troverai gli intrigoni; se vai in Romagna cerca i fiocchetti. In giro per l’Italia si chiamano anche chiacchiere, crostoli, cenci, sprelle, galani, meraviglie. Tante parole per indicare il dolce italiano più famoso del Carnevale.

Sottile come un velo o spessa e pastosa, è sempre avvolta in una nuvola di zucchero (a velo); a losanghe o annodate a fiocco, come faceva mia nonna quando ero piccola.
È la regina dei dolci fritti del Carnevale.

Sfrappole o frappe di Carnevale: ricetta di Bologna (e di casa mia)

Le frappe o sfrappole, ricetta di casa.

E’ un dolce tanto semplice a pensarci, farina-zucchero-uova, eppure così speciale.

Si tratta di una sfoglia, il procedimento è lo stesso. Occorrono tagliere, matterello e una rotella tagliapasta (la mitica spronella).

Bisogna tirare la sfoglia sottile, se hai poca esperienza, tira l’impasto con la macchinetta tipo Nonna Papera. Una volta che la sfoglia è liscia e sottile, usando un tagliapasta, fai le sfrappole della forma che preferisci.

Se hai poca esperienza, ti consiglio rombi o quadrati, di media grandezza, che friggono in modo uniforme.

Se invece vuoi cimentarti nel nastro, fai dei rettangoli sottili e lunghi e, con delicatezza, annoda l’impasto sovrapponendo delicatamente la sfoglia (senza spingere).

La ricetta che condivido è quella di nonna Sara, una ricetta di casa e della mia infanzia.
Nella vita ho mangiato quintali di sfrappole ma, ancora oggi, quelle sottili che faceva nonna sono le mie preferite, insieme alle sue indimenticabili frittelle di mela.

Buona cucina, Monica

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Le basi della cucina: la sfoglia emiliana

Consigli.

Per una versione più leggera, cuoci in forno già caldo (180°) fino a che prendono colore.

Se in famiglia c’è qualcuno di intollerante al glutine, usa un mix di farina di ceci, castagne e fecola di patate.

Le nonne mettevano qualche goccia di rosolio. Non nell’impasto, dopo, sulla sfrappola già fritta.

Sfrappole o frappe di Carnevale: ricetta di Bologna (e di casa mia)

Ricetta Sfrappole di Carnevale


Ingredienti
per 4-6 persone


farina 0, 480 g
uova, 2 medie o 3 piccoline
1 bicchierino di cognac
zucchero semolato, 80 g
1 punta di lievito per dolci (meno di 1/2 cucchiaino)
succo filtrato di 1 arancia bionda, piccola
1/2 bicchierino di olio d’oliva (facoltativo)
un pizzico di sale

inoltre
olio di semi per friggere
zucchero a velo q.b. per decorare


Procedimento


Prepara un impasto con tutti gli ingredienti mescolando prima quelli secchi.

Tira una sfoglia molto sottile (così le frappe saranno più croccanti!).

Lascia riposare l’impasto coperto per una decina di minuti e taglia delle strisce sottili oppure forma dei rombi o dei rettangoli.

Per ricavare il classico “fiocco”, taglia delle strisce più lunghe di pasta e, delicatamente, annoda i due lembi della sfoglia.

Friggi in abbondante olio di semi caldo sino a che prendono colore, asciuga con carta da cucina, cospargi con zucchero a velo.

Sfrappole o frappe di Carnevale: ricetta di Bologna (e di casa mia)

Consigli di lettura.

Quando non sei tu a trovare una storia, è lei che trova te.
E così è successo con Chilografia (effequ editore, 2018) di Domitilla Pirro.
Il libro arriva in busta chiusa in un giorno di sole.

Premetto che ho letto il libro senza avere prima sbirciato la trama.
Sentivo che questa storia chiedeva un approccio senza preconcetti.
Così ho lasciato che fosse Palma, la protagonista, a raccontarsi con parole sue. L’ho seguita nel racconto per tappe della sua vita, il tempo scandito dalla bilancia, chilogrammo dopo chilogrammo. Il cibo che diventa rifugio, ossessione, liberazione. Metafora delle emozioni che non riusciamo a esprimere.

Palma siamo noi, tutte abbiamo sentimenti con le ali ammaccate e momenti di vita impossibili da dimenticare. Palma è una persona che tutte abbiamo incontrato una volta nella vita. E’ quella bambina/donna che è più semplice tenere a distanza, quella a cui non abbiamo potuto o saputo tendere una mano. Quella che incontriamo e facciamo finta di non vedere, che vada tutto bene.
E Palma non chiede niente, non ha la pretesa di entrare nella nostra vita, eppure è quel che succede.

Quando ho iniziato a leggere la storia di Palma, dopo la fine delle feste di Natale, Carnevale era già sulla soglia. L’ho terminato con un vassoio di sfrappole sul tavolo. Che buffa coincidenza (ma per capirla devi leggere il libro). L’unica cosa che posso dirti è che, prima o poi, tutti i nodi vengono al pettine.

{Domitilla Pirro è giornalista pubblicista e direttrice creativa di Fronte del Borgo di Scuola Holden, è con Francesco Gallo la merendaia che anima Merende Selvagge–mica la solita storia, progetto didattico-narrativo per umani di varie dimensioni}

 

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