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Fricandò di verdure. Ricetta di Romagna

Fricandò di verdure

Il fricandò di verdure (o fricò) è una sorta di rustica ratatouille e una ricetta tipica della tradizione contadina di Romagna.

Il dizionario Treccani riporta che il termine è un “adattamento grafico e fonetico ital. del fr. fricandeauf. di verdure, pietanza più nota come ratatouille; fig., region., fare un f., fare una mescolanza di cose varie, o anche combinare un guaio, un pasticcio”.

Il nome però ha anche una origine latina. Deriva infatti da “frico” che significa “sfrigolare” e fa riferimento alla base di olio (e cipolla) che dà il via alla preparazione del piatto.

Il fricandò romagnolo celebra l’abbondanza di verdure dell’estate.
Praticamente nasce nell’orto e questo mi fa pensare a Cicerone che scrisse che chi possiede una biblioteca a fianco dell’orto, ha tutto.

Fricandò di verdure

Storia dell’orto

L’incontro tra genere umano e orto, e più in generale con l’agricoltura, avviene qualche milione di anno fa quando i primi uomini lasciano la vita nomade per quella stanziale.
L’orto, sebbene ancora primitivo, mostra fin da subito la sua utilità.

Nel corso dei secoli, i monasteri medievali diffondono la cultura dell’orto che oltre che utile diventa anche un giardino da ammirare.

L’hortus conclusus è lo spazio delimitato dalle mura che proteggono e isolano i conventi di tutta Europa. In un’epoca caratterizzata da eserciti sempre in movimento, carestie, saccheggi e pestilenze, l’orto offre cibo ed erbe per la farmacopea.

Ancora in pieno Medioevo, con la nascita delle prime università, l’orto diventa anche luogo di studio a cielo aperto dove gli studenti imparano a distinguere e utilizzare le piante.

Da questo momento in poi, entra stabilmente a far parte del paesaggio e diventa domestico. Nel senso che ogni casa colonica ha il proprio giardino.

I primi orti urbani si diffondono, pensa, tra il XV e il XVIII secolo.
Noi umani del XX e XXI secolo non abbiamo inventato nulla di nuovo.

Succede che la prima rivoluzione industriale causa un esodo dalle campagne verso le città e i nuovi emigrati portano con loro l’uso di predisporre un verziere per sostenere il fabbisogno alimentare della famiglia. A partire da questo momento istituzioni e comunità religiose mettono a disposizione dei terreni per i meno abbienti a questo scopo.

E proprio a questa antica tradizione che, dopo la Seconda guerra mondiale, si ispira la scelta di destinare dei terreni pubblici agli anziani che desiderano coltivare un orticello.

Alcuni decenni dopo, l’orto conquista nuovi adepti, gli ortolani urbani, e nuovi spazi, oltre ai terreni pubblici anche balconi, giardini e tetti condominiali.

L’orto ha sempre fatto parte della vita dell’uomo. Non è una storia bellissima?

Fricandò di verdure

Fricandò

L’orto ha una vocazione ricreativa e produttiva che fa stare bene a chi lo fa.
Per quanto riguarda la sottoscritta, se ripenso al mio tempo nell’orto, ho solo ricordi felici.

Per alcuni anni ne ho avuto uno tutto mio.
Poi mi sono dedicata ad altri progetti ma nella mia vita c’è una strada maestra che porta verso l’orto. Prima o poi dovrò imboccarla (di nuovo).

Qualche anno fa ho persino tenuto un ciclo di corsi per aspiranti contadini urbani.

Infine, da piccola, ho trascorso tante ore nell’orto imparando a conoscere i sapori di frutta e verdura e la differenza tra acerbo e maturo.

Il fricandò nasceva da questi momenti nell’orto.
Nonna e io prendevamo un po’ di questo e un po’ di quello da portare in cucina.
Una volta si preparava con i pomodori raccolti ancora caldi e succulenti dalla pianta ma va bene anche una buona passata. L’importante è restringere la salsa che in questo piatto è densa.

La semplicità e il gusto robusto del fricandò raccontano la sua origine contadina, quando si preparavano grandi teglie di verdure per sfamare la (numerosa) famiglia che rientrava dal lavoro nei campi.

Il fricandò è un contorno che puoi utilizzare anche per condire la pasta o preparare ottimi crostini (pane caldo e fricandò a temperatura ambiente). Naturalmente è perfetto da mangiare con la piadina romagnola.

Friggione, la salsa versatile che si prepara con pomodoro e cipolle, e fricandò sono ricette simili della cucina povera contadina. Entrambe da provare.

Buona cucina, Monica

Sono molto affezionata a questa ricetta che ho raccontato e cucinato in una puntata dell’Italia a morsi dedicata a Imola, in Romagna.

Fricandò di verdure

Consigli

Le verdure che ho inserito non sono indicative, tu aggiungi o togli seguendo il tuo gusto o quello che hai a disposizione nell’orto.

La salsa del fricandò è molto ristretta.

Fricandò di verdure

per 4 persone
Ingredienti

2 melanzane piccole
1 peperone giallo o rosso, grande
2 patate novelle, circa 500 g
4 zucchine
4 scalogni o 1 cipolla
5 pomodori ricci o 200 g di passata di pomodoro
olio d’oliva, sale q.b.

Procedimento

Lava le verdure.

Sbuccia patate e scalogni o cipolla.

Taglia a pezzi irregolari ma piccoli tutte le verdure tenendole separate.
Se preferisci un effetto molto rustico lascia le verdure a pezzettoni.

Ungi il fondo di un tegame con olio d’oliva, soffriggi dolcemente gli scalogni per qualche minuto con i pomodori. Aggiungi le patate, cuoci per un paio di minuti mescolando, poi unisci anche le altre verdure.

Mescola, aggiungi sale e olio.

Cuoci per 30-40 minuti a fuoco dolce mescolando di tanto in tanto.

Se si asciuga troppo, versa poca acqua.

Servi il fricandò caldo o tiepido.
Una volta raffreddato, conserva in frigorifero per 2-3 giorni.

È un contorno che puoi utilizzare anche per condire la pasta o preparare ottimi crostini.

Ricette dell'Emilia-Romagna

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