Polpette di melanzana e l’ingrediente totemico

Prima di entrare nel vivo della ricetta delle polpette di melanzana, vorrei raccontarti una storia che parla di melanzane. E di me. Non è molto lunga.

Fritte e abbracciate tra loro formano un piatto divino. Quella della parmigiana è una ricetta che pur avendo una precisa origine geografica è praticata in egual misura dalle Alpi alla Sicilia. Ambasciatrice italiana nel mondo, nella sua semplicità si fa capire bene.

Ho sempre mangiato le melanzane. Nella loro versione italica più famosa o in padella, bianche, a volte con la passata. In Romagna le melanzane sono sempre state un personaggio forte della grigliata dove, accanto alla carne, cuociono le verdure come pomodori, zucchine, peperoni, melanzane.

Si tratta dunque di un ingrediente a me familiare ma che, parmigiana a parte, fino ad un certo punto della vita ho sempre mangiato come contorno o condimento per la pasta. Eppure, protagonista di uno dei giorni più memorabili della mia vita, uno di quelli in cui senti di avere appreso qualcosa di importante su di te, è stata proprio una melanzana.

Polpette di melanzana e l'ingrediente totemico

Fu il giorno in cui un piatto di pasta alle melanzane rappresentò la mia personale folgorazione lungo la strada per Damasco e tra i fornelli.

E’ pomeriggio, sono a lezione. Fugaci pensieri di “melanzane, pasta, casa, stasera” mi distraggono per un attimo. Quel giorno ho fatto la spesa e una volta rientrata ho cucinato. Non lo facevo da anni.

Una giornata speciale e un ingrediente totemico

Ma che sarebbe stata una giornata speciale, fu l’idea stessa a rivelarmelo. Se oggi non passa quasi giorno senza che armeggi tra pentole e pentolini, a quel tempo vivevo in una casa dove non avevo neppure mai acceso i fuochi.

La mia non era una vita balorda, solo che mangiavo pasti preparati da altri. A pranzo, tra una lezione e l’altra, si mangiava fuori. La sera si rientrava o troppo tardi per cenare o solo per cambiarsi e uscire di nuovo. Poi c’era il lavoro che svolgevo part time nelle segreterie dell’università.

Ero sempre di corsa, impegnata a fare cose (un po’ come oggi). Mia nonna avrebbe detto “se crolla la casa, Monica non rischia di restare coinvolta nel crollo”. Ma a quel punto lei non c’era già più e tutto mi aiutava a distrarmi dal dolore della sua perdita e nella ricerca di nuovi equilibri.

Decisi di rispondere a quell’urgenza di un piatto di pasta cucinato da me.
Per la prima volta da tanto tempo sentivo il bisogno di sedere a tavola, in un posto dove potevo sentirmi quasi come a casa anche se, fino in fondo, non l’ho mai considerata veramente tale.

Un piatto, un pensiero 

La cucina dell’appartamento, in zona piazza dei Martiri, 5 ragazze e, da un certo punto in poi, purtroppo, un fidanzato (non mio), era silenziosa. Un po’ alla volta rientrarono tutte le mie compagne d’appartamento e tutte uscirono di nuovo, non senza affacciarsi sulla porta della cucina per chiedermi di uscire. E restando un po’ interdette dalla visione inedita della sottoscritta ai fornelli. Ma eravamo giovani, non è che restassimo troppo tempo sullo stesso pensiero. La vita chiamava a gran voce da porte, finestre, persino dai pori della pelle. Forse era tempo d’andare avanti. E di fare pace con i lividi del mio cuore.
Quella sera per me era arrivato, evidentemente, il momento di afferrare qualcosa di importante che mi riguardava.

La lezione della melanzana

Dopo avere cucinato un buon condimento, prima sorpresa, preparai la pasta e, nel frattempo, la tavola. Seduta al tavolo della cucina, guardando gli alberi fuori dalla finestra, consumai lentamente e in silenzio il mio piatto. Con il sugo avevo raccolto una sconcertante verità. Cucinare mi faceva stare bene come non avrei mai immaginato. Dopo tanto disordine creato ad arte intorno a me, avevo bisogno di trovare un po’ di pace e il cuore, guarda un po’, mi spinse in cucina dove ero cresciuta osservando mia nonna ai fornelli.

Quel piacere non poteva in alcun modo mettere in discussione il mio percorso di studi e, in seguito, quello professionale. La cucina non era una strada da percorrere quanto un luogo dell’anima. Non ho mai avuto e neppure ho rimpianti al riguardo. Scoprii solo che la cucina sarebbe sempre stata per me un rifugio accogliente contro solitudine, malinconia, pensieri, emozioni da placare.

Quel giorno riagguantai anche un tratto importante della mia identità. Un tassello che mancava e che andava messo al giusto posto. Dopo averlo raccolto e sistemato, ritornai ai miei impegni universitari, al lavoro, alle uscite. Sarebbero passati diversi anni prima di mettermi ai fornelli con metodo ma, finalmente, avevo scoperto che la cucina era una passione, un rifugio. Per diventare una persona completa avrei dovuto fare i conti anche con quella parte di me. E senza ansia, ho lasciato che le cose seguissero il loro corso.

Nella vita e in cucina.
Col senno di poi posso dire che la vita ha davvero un suo misterioso, insondabile, innegabile senso dell’umorismo.

Polpette di melanzana e l'ingrediente totemico

Polpette di melanzana

E sebbene una melanzana mi abbia regalato una scoperta tanto felice, ho continuato a cucinarle in modo un po’ banale, ripetendo semplicemente quello che avevo visto e assaggiato.

A volte sembra così difficile uscire o cambiare abitudini!
E tu hai un piatto preferito con le melanzane? Ho scoperto il mio nel tempo. Che poi sono due piatti, non solo uno: polpette e cotoletta. Con le seconde ho più dimestichezza. Con le polpette per nulla.

Ho voluto mettermi alla prova, per la prima volta. Per fare le polpette di melanzana, mi sono ispirata a quelle che faccio con le patate, una specie di crocchetta-polpetta che cuocio al forno e, sai come si dice?, “buona la prima”. In realtà cercavo una consistenza diversa ma visto che l’esperimento è riuscito davvero bene, ho pensato di scriverla e pubblicarla.

Ti lascio la mia ricetta, se vuoi condividere o segnalarmi una ricetta particolarmente buona, sarò felice di provare anche la tua.

Le quantità sono per un secondo piatto, da accompagnare con un contorno, o un aperitivo di sostanza.

Buona cucina di stagione e buona vita, Monica

Consigli

Ho scelto una melanzana viola e tonda perché rilascia meno acqua.

L’impasto è molto morbido, usa il cucchiaio per fare delle polpette sulla teglia, o le mani leggermente unte.

Polpette di melanzana e l'ingrediente totemico

Ricetta


Per 4 persone / circa 20 polpette
Ingredienti


1 melanzana viola, circa 400 g (la polpa cotta e scolata dalla sua acqua si riduce molto) circa 300 g di polpa di melanzana
pancarrè integrale, 70 g
1 patata piccola, bollita
cipolla gialla, 100 g
sale fino, 2 g
uovo medio, 1
parmigiano reggiano grattugiato, 30 g
basilico fresco, 5 foglie
olio d’oliva e pepe q.b.


Procedimento


Elimina la buccia della melanzana, taglia a tocchetti e cuoci in padella con poco olio su fiamma medio-bassa fino a quando è molto morbida.

Lascia riposare per almeno un’ora.

Affetta e cuoci dolcemente la cipolla in padella con olio e sale. Quando è dorata, spegni e tieni da parte.

Trita il pane con il mixer e riducilo a briciole non troppo fini.

Trita il basilico.

Schiaccia con la forchetta la patata bollita dopo avere eliminato la buccia.

Schiaccia anche la polpa di melanzana e scola dalla sua acqua.

Mescola tutti gli ingredienti in una ciotola impastando con le mani o con una forchetta.

Copri una teglia con carte forno, utilizza un pennello per ungere in modo uniforme con olio d’oliva, disponi le polpette e cuoci in forno già caldo (180 gradi C, non ventilato) per circa 35-40 minuti. A meta cottura girale. Sono pronte quando prendono colore.

Buone calde e a temperatura ambiente.


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