Torta gelato (senza gelatiera) e pomeriggi in campagna

Ci sono piatti che fanno viaggiare nel passato riportando alla mente ricordi dimenticati in fondo a qualche cassetto della memoria. La torta gelato è un classico esempio di viaggio nostalgico e se leggerai il post capirai la ragione.

Quando ho pensato di condividere la ricetta di questo semplice dessert casalingo che nonna, soprattutto in estate, preparava spesso, non sapevo quale storia le avrebbe fatto compagnia.

Poi succede che mentre sono a fare commissioni con Lillo, il mio canino, incontriamo una signora che si ferma per fargli festa chiamandolo brighella che, da queste parti, è un nomignolo vezzoso per indicare un monello simpatico. All’improvviso ho ricordato Carlo, Elsa e la Carlina, la cagnolina.

In occasioni delle visite estive a questi parenti di mia mamma che ho molto amato, Elsa faceva sempre la torta gelato. Non so fosse una ricetta che aveva dato alla nonna o viceversa. Di certo, nonna Sara spesso condivideva le sue ricette con altri.

Resta il fatto che la mangiavo a casa mia e nella vecchia casa di campagna dove Carlo era occupato come fattore.

Prima della ricetta, ti porto a conoscere la Carlina.
La torta gelato? Un piccolo capolavoro della cucina di casa.

Ricetta Torta gelato

La campagna di una volta.

Il fattore soprintendeva all’amministrazione delle tenute agrarie.
Spesso in assenza del padrone che alla gestione della terra preferiva la vita di città.

Oggi la figura del fattore non esiste più.

Ma ancora nella seconda metà del Novecento, quando quasi tutti i proprietari terrieri vivevano ormai stabilmente altrove, il fattore divenne, prima di scomparire, una sorte di custode di terre e case. Soprattutto le seconde, vere e proprie dimore, avevano bisogno di qualcuno sul posto che si occupasse della manutenzione e che, con la sua presenza, evitasse la visita sgradita dei ladri.

Il mio primo ricordo di Carlo ed Elsa, inseparabili e innamorati, li colloca in una grande villa di campagna, perennemente in penombra per non fare entrare caldo e polvere, dove vivevano come angeli custodi.

La dimora si trovava nella bassa romagnola, era antica e ancora circondata dalle vecchie mura fortificate che un tempo proteggevano la proprietà dall’assalto dei briganti che, per lungo tempo, terrorizzarono i romagnoli.

È storia nota che fu un assalto notturno della banda del Passatore che convinse gli Artusi a trasferirsi da Forlimpopoli, vicino Forlì, a Firenze.

Carlo ed Elsa.

Carlo era un uomo alto, imponente, gentile e colto. Elsa era dotata di una eleganza naturale incorniciata da una dolcezza che l’avrebbe resa bella se già non lo fosse stata.

Era piccola di statura e paffuta, bionda e con occhi verdi, praticamente una Madonna del Trecento.

Ogni anno, fino a quando Carlo fu fattore, a giugno e settembre andavamo a trovarli nella grande casa.

Elsa era una donna buona e sapendo che fremevo per esplorare la casa, mi autorizzava espressamente a intraprendere la solitaria perlustrazione, così da placare la reticenza dei miei genitori.

E anche se non mi azzardavo ad aprire le porte chiuse che incontravo, era emozionante uscire dal salotto pieno di luce per attraversare il grande ingresso in ombra, arredato con vecchi scranni di legno, mentre accarezzavo con lo sguardo le tende pesanti che sigillavano le finestre chiuse dalle persiane e sceglievo quale corridoio percorrere.

Torta gelato

Carlina.

Carlo ed Elsa abitavano una piccola parte della casa, il resto era ombra, finestre chiuse e mobili coperti da vecchie stoffe che dovevano proteggerli da polvere e tarli. Dalle persiane, filtrava quel tanto di luce che bastava per la mia esplorazione.

Sapevo che, prima o poi, avrei dovuto fare i conti con la cortesia di uno dei saluti della Carlina.

Era la cagnolina di Elsa, chiamata così in onore del suo caro marito e altrettanto amata. All’epoca era già molto vecchia e malandata e, tuttavia, malefica. Tanto amorevole con la sua padrona quanto ringhiosa con me.

Era una canina piccolina, a pelo raso e manto fulvo. Impossibile dimenticare quel miracolo di leggiadria. Le orecchie erano in linea con la sua silhouette tozza. Erano corte e piantate in cima alla testa come la criniera di un punk. Lo stesso la coda, corta e sempre ritta come una antenna. Di tutta la dentatura le era rimasto in cima al muso, nella mascella superiore, una zanna giallastra che usciva dalla bocca dandole una espressione feroce e buffa allo stesso tempo.

Portava un sonaglino attaccato al collare che su di lei, che aveva una delle zampe posteriori più corta dell’altra, faceva un effetto tutt’altro che vezzoso. Anzi, sembrava scandire in modo grottesco il tempo della sua gamba zoppa che ogni tot passi buttava all’infuori.
Un, due, tre, e al quattro ecco quello sgambettio scandito dal campanello.

Carlina, incurante dagli anni e delle sue poche forze, era dispettosa e antipatica. E ogni volta non mancava di spuntare all’improvviso da sotto una sedia o un mobile, celata dalla penombra, per darmi il benvenuto.

Mi ringhiava guardandomi male in un modo così terribile da farmi allungare il passo.

Oppure, e non so cosa fosse peggio, al mio passaggio ero investita dal suo risentimento che esprimeva con starnuti maleducati. Gli sputi che ricevevo erano tutt’altro che simbolici. Poi si girava e se ne andava. Un, due, tre, campanello e sgambetto.

Al mio ritorno in salotto, ad aspettarmi c’era la torta gelato di Elsa.
E la Carlina che, con espressione mutata, stava stretta tra le braccia della sua padrona, la quale la accarezzava chiamandola amorevolmente la mia brighellina. Mentre io sapevo che era un hooligan travestito da vecchia signora.

Torta gelato

Torta gelato.

Il dolce è semplice in modo incredibile.
Fresco, buono e non delude mai.

La preparazione è veloce e senza uova. In effetti è un dolce anche senza glutine.
La versione di nonna prevede un quantitativo maggiore di mascarpone che io ho ridotto e, in parte, sostituito con yogurt greco e altri formaggi per rendere più leggero il dessert senza togliere nulla al suo gusto (almeno spero).

Dopo aver mescolato i formaggi e lo zucchero a velo, prima con il cucchiaio e poi con la frusta elettrica, per rendere la crema più ariosa, aggiungo quel poco di panna montata che Elsa e nonna (la ricetta è la stessa) mettevano e che anche io non ho eliminato.
Sebbene, detto tra noi, se preferisci, puoi decidere di non usare.

Il segreto per l’effetto variegato è di mettere la confettura al centro del dessert. Scegli una confettura lenta e, se è troppo densa, mescola con un paio di cucchiai di acqua per renderla più fluida. Puoi anche usare della frutta cotta e un po’ della salsa che ricavi cuocendola.

Dopo aver fatto un primo strato di crema, che stendo in modo uniforme sulla base dello stampo, aggiungo al centro del composto due cucchiai di confettura di ciliegie o mirtilli per un effetto variegato più intenso, copro con un altro strato di crema, ancora confettura (sempre al centro del dolce) e sigillo con un ultimo strato di crema al formaggio.

Ripongo nel congelatore per qualche ora e, al momento di servire, rovescio il dolce sul piatto da portata eliminando la pellicola con cui ho rivestito lo stampo e decoro la superficie.

Tu trova la tua strada. Puoi usare fiori freschi edibili, confettura, polvere di frutta essiccata, cocco in scaglie, cioccolato grattugiato.

Buona cucina, Monica

Cucina con me

Se ami i dessert freschi, ti consiglio di salvare la ricetta della torta al limone con crema di mirtilli (QUI). La base è senza cottura, la crema pasticciera profuma di limone e quella di mirtilli è semplice e veloce da fare.

Delle ricette di nonna, di quelle perse e ritrovate, dei suoi magnifici dolci, ne ho scritto nel post dove trovi la torta di robiola (QUI).

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Torta gelato

Torta gelato


per 6 persone
Lista degli Ingredienti


mascarpone, 200
yogurt greco, 250 g
robiola, 300 g robiola
Philadelphia, 80 g
panna liquida, 50 g
zucchero a velo, 120 g
confettura mirtilli o more, 60 g


Procedimento


In una ciotola mescola i formaggi e lo zucchero.

Monta la panna montata al naturale, senza zucchero.

Rendi più arioso il composto mescolando con le fruste elettriche.

Unisci alla crema anche la panna montata.

Fodera uno stampo con la pellicola in modo che fuoriesca dai bordi.

Versa uno strato di crema alto circa due centimetri.

Al centro del dessert, poni un cucchiaio generoso di confettura o di coulis di frutta.
Se la confettura è densa, diluisci con un paio di cucchiai di acqua.

Forma un altro strato di crema e, sempre al centro, metti altra confettura.

Termina con un ultimo strato di crema. Chiudi con la pellicola e riponi nel congelatore per 3-4 ore.

Rovescia su un piatto da portata, elimina la pellicola e decora la superficie come ho spiegato prima della ricetta.

Togli la torta gelato dal freezer 15-20 minuti prima di servire.

Dessert estivi