Ristorante San Domenico di Imola, luogo dedito alla felicità

Stelle come medaglie.

Quelle del San Domenico sono appuntate fieramente sul petto di uno chef che si chiama Valentino Marcattilii.

È il 7 marzo 1970 quando un gentleman d’altri tempi, Gianluigi Morini, fonda a Imola il Ristorante San Domenico. In cucina chiama il maestro Nino Bergese e, nella sua brigata, entra un giovane, Valentino, che avrà presto occasione di far vedere di che pasta è fatto.

san domenico di imola

Del tempo che passa e di quello che resta.

Da quel 7 marzo 1970 sono cambiate tante cose.

Pantaloni a zampa d’elefante e zeppe sono tramontati per poi risorgere (purtroppo).

In un decennio caratterizzato da contestazioni e sperimentazione che attraversano scuotendo, talvolta dividendo, politica e società, si inserisce anche quella del San Domenico di Imola.

Una rivoluzione compiuta all’insegna della reazione grazie all’intuizione dello chef stellato Valentino Marcattilii (doppia t e anche i finale). Tornare indietro per andare avanti. Valentino recupera i grandi piatti della cucina italiana. Ma non quelli della tradizione povera e contadina. È il mangiare dei re che cerca, i grandi piatti della cucina di corte e delle antiche casate nobiliari.

Sono anni duri i Settanta tra crisi petrolifera, contestazioni e brigatisti. Mentre i potenti arretrano fino a rinchiudersi nei palazzi, le famiglie dell’aristocrazia e dell’alta borghesia italiana mandano i figli in Svizzera per scongiurare rapimenti e agguati.

E a Imola, quella furia romagnola di Valentino cosa fa? La rivoluzione, si ma reazionaria.
La sua carta diventa la bandiera di una classe sociale che arretra dappertutto tranne che nella cucina del San Domenico. È una sequenza di piatti danzanti che raccontano storie di agio e ricchezza. È la nuova cucina italiana moderna. E nasce qui.

Non mancheranno, nel tempo, il recupero di ingredienti e ricette del territorio, ma nel processo di trasformazione dei primi e di rivisitazione delle seconde, il cibo acquista una sostanza ricca e seducente.

Atmosfera di solida sostanza

Dopo tanti anni quello che continua a stupirmi piacevolmente è la continuità d’atmosfera che unisce cucina, sala, tavola. È raro assaggiare un cibo fatto di sapori e atmosfera.

Credo che sia questa la magia del San Domenico di Imola e il segreto della longevità delle sue stelle Michelin.

Il ristorante è uno spazio elegante e sobrio, concepito per la felicità.
Qui il cliente è un ospite, come a casa. Questa la filosofia del locale. E Natale Marcattilii è una maestro dell’accoglienza. Gentile ma sobria, come piace a me. Conversazione intelligente e discrezione da servizi segreti.

Tutto contribuisce a rendere speciale questo posto. Il ristorante, che fa parte del complesso monumentale di San Domenico dove ha sede anche la quadreria della città di Imola, affaccia sul un bel giardino -lo stesso dove giocavo da bambina- che nel periodo estivo rende molto piacevole pranzare all’esterno. Per non parlare delle cantine storiche, dove è possibile fare un aperitivo (molto consigliato), le sale, il camino, gli arredi.

L’atmosfera per un locale è come per l’essere umano il fascino.
Entrambi aumentano con il passare del tempo.

Il ristorante San Domenico di Imola, tradizione stellata

Il ristorante San Domenico di Imola, tradizione stellata

Una storia sempre in movimento

Sembra di sentirlo il tintinnar di bicchieri, le chiacchiere sommesse e l’emozione palpabile delle serate eccezionali. Tra i suoi tavoli ha accolto, consolato e viziato intellettuali e politici, star piccole e grandi del cinema, piloti e team di Formula Uno.

Oltre a noi comuni mortali, amanti del buon cibo.
Su questo, ho ancora una cosa da dire.
Il San Domenico non è un ristorante inaccessibile. Se il tuo amore sconfinato per il buon cibo ha un nemico nella disponibilità economica, segui il mio consiglio: scegli alla carta e concorda il vino.

Da qualche anno, Massimiliano Mascia, nipote di Valentino, è entrato a fare parte della brigata di cucina. Così come Giacomo Marcattilii affianca Natale nel ricevimento degli ospiti.

Ecco, credo che questa chiusura “in senso famigliare” del cerchio contribuisca a rendere ancora più speciale questo luogo che, con la sua storia e due stelle Michelin, accoglie senza intimorire.

Se penso ad alcuni ristoranti bolognesi del centro, che possono essere paragonati al ristorante imolese solo al momento del conto, non posso che consigliare una visita al ristorante San Domenico e alla bella città di Imola.

Tra cucina e sala battono ben più di un cuore romagnolo e in questa terra generosa è possibile godere dell’arte di Valentino e Massimiliano e dell’accoglienza di Natale e Giacomo pagando un conto accettabile che non ti farà pentire della tua scelta.

Sentirsi parte di una storia da favola è compreso nel prezzo ma non ha prezzo.
Cosa ne pensi?

Buona vita, Monica

Ristorante San Domenico di Imola
Via G. Sacchi 1 Imola (BO)
Tel. 0542.29000

Il ristorante San Domenico di Imola, tradizione stellata


Meglio tardi che mai

La mia ammissione giunge forse tardiva. Ma eccola.
Più che una recensione la mia è una dichiarazione d’amore sincera e appassionata per un luogo che amo profondamente. Per una cucina che non mi ha mai delusa. Per delle persone che ho il piacere e l’onore di chiamare amici: Valentino Marcattilli, Massimiliano Mascia, Natale Marcattilli.

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