Di pizzette, amiche ed epiche merende

Tu la pizza la fai?

Mi sono sentita osservata e, guardandomi intorno, ho incrociato i suoi occhi indagatori.
Ho fatto finta di niente continuando a chiacchierare di cucina e ricette, di blog e bloggers. Del copia e incolla che imperversa in rete e che fa pensare che più di un food blogger millanti conoscenza che non ha. Voglio dire, se copi e incolli una ricetta piena di errori, e non te ne accorgi, un dubbio è legittimo. Di certo non l’hai provata.

Ad ogni modo, quando l’argomento sembrava concluso e lei distratta dai suoi disegni da colorare, sparsi sul tavolo con matite e briciole, ha alzato la testa e ha posto la domanda. Le ho risposto che si, faccio la pizza. Preparo pizzette, quella alta e soffice nella teglia e quella al tegamino cotta nel forno (anche se è elettrico). Immagino che quella risposta per lei fosse la prova del nove per capire se a) so cucinare per davvero e b) quanto sono brava. Sapere fare la pizza a casa fa acquistare molti punti agli occhi di un bambino. Nella pizza deve esserci per forza qualcosa di magico se incanta i piccoli e fa tornare i grandi un po’ bambini.

Di pizzette ed epiche merende

Pizza e pizzette, tutti i gusti son gusti

Tu quale pizza preferisci? A me piace sottile, con poco bordo. Tra quelle al taglio preferisco quella soffice con la base leggermente croccante. Pomodoro e mozzarella, o solo pomodoro sono i miei gusti preferiti anche se ogni tanto, spesso, mi faccio distrarre. Dai sapori di stagione. Ah, poi c’è la pizza al tegamino. Per questa ho una passione speciale, forse perché mi fa ripensare a come, da ragazzina, trascorrevo il sabato pomeriggio. A spasso con le mie due amiche del cuore, passeggiando -o forse dovrei dire mangiando- nel centro della piccola città dove sono nata e cresciuta, Imola (che si trova sul confine tra l’Emilia e la Romagna). In effetti eravamo ragazzine di 16 anni un po’ atipiche.

I nostri pomeriggi erano scanditi da alcune tappe fisse e un programma che seguivamo scrupolosamente. Eravamo scientifiche nelle nostre scelte. Il nostro non era un semplice mangiare (troppo). Le nostre erano scelte da giovani gourmet-in-erba, solo che non sapevamo di esserlo (dopo la ricetta, in fondo al post, ti aspetto con il racconto dettagliato dei nostri assaggi).

Di pizzette ed epiche merende

Ma torniamo alla domanda. E tu la fai la pizza?

Tra pizze e focacce, preparo spesso queste pizzette da festa o aperitivo. Tanto più che le metto in congelatore e poi bastano pochi minuti nel forno già caldo. Tra i miei riti di fine giornata c’è quello di bere un bicchiere di vino con il signor G mentre prepariamo la cena, chiacchierando della giornata. Una pizzetta è quello che serve per accompagnare quel bicchiere senza rovinarmi l’appetito.

Quello che mi piace di queste pizzette è che sono leggermente sfogliate e sottili.

Ho usato farina di farro spelta di Ruggeri Laboratorio Italiano Farine e triplo concentrato Mutti, che allungo con un po’ di olio e acqua, invece della passata.
La mozzarella? A volte la metto a volte no.

La pizza rossa, magari insaporita con origano o timo essiccato, è tra le mie preferite.

Buona cucina, Monica

Consigli

►Aggiungi la mozzarella solo a fine cottura.

►Se hai intenzione di metterle in freezer, non aggiungere il formaggio. Mettilo solo dopo averle scongelate nel forno.

Di pizzette ed epiche merende

Ricetta


per circa 60 pizzette


farina di farro spelta Ruggeri, 200 g
Philadelphia classico, 180 g
lievito madre bio in confezione, 1 g
2 o 3 cucchiai di olio d’oliva

farcitura
triplo concentrato di pomodoro Mutti
acqua e olio
se vuoi: mozzarella


Procedimento


Mescola farina e lievito, aggiungi il formaggio e l’olio. Impasta gli ingredienti sino a quando ottieni un composto ben amalgamato, morbido e leggermente appiccicoso. Lascia riposare un paio di minuti, fuori frigorifero, prima di stendere l’impasto molto sottile aiutandoti con il matterello. Stendi la sfoglia sottilissima, circa 3mm, e ricava circa 60 pizzette utilizzando un taglia biscotti rotondo.

Nel frattempo, in una tazza mescola 30 g di concentrato con acqua e olio ottenendo una crema morbida ma non acquosa. E visto che il concentrato è già saporito, io non aggiungo sale.

Sistema le pizzette in una teglia coperta di carta forno. Con un cucchiaino, distribuisci la salsa sulla pizzetta e insaporisci con origano o timo essiccato.


Di pizzette ed epiche merende

Di pizzette ed epiche merende

Di amiche del cuore e di epiche merende

Il nostro food tour nel centro di Imola, iniziava con due pizzette al tegamino cotte nel forno a legna. All’apertura dello sportello di ghisa del forno, si intravedeva la fiamma viva e scoppiettante. Il sabato pomeriggio, davanti alla piccola gastronomia del centro, c’era spesso la fila. Il profumo delle pizzette appena sfornate, riempiva l’aria e prometteva immediata felicità. Le mangiavamo in piedi, all’aperto ma al riparo del portico che, se rappresenta un tratto distintivo di Bologna, non manca di incorniciare le piazze delle città della Romagna.

A metà pomeriggio, la nostra pausa prevedeva tramezzino del bar Roma o sandwich dello storico bar Bacchilega. Entrambi divini, se amate il genere. Entrambi artigianali. La salsa maionese gialla e sincera, il pane soffice. Sapori così oggi non si trovano (quasi) più. Infine, prima dell’arrivo del fortunato genitore estratto a sorte per venire a riprenderci, era il turno della piccola pasticceria salata di un bar pasticceria con laboratorio. La frolla era fresca e burrosa, il ripieno gustoso, i piccoli panini, un morso e via, danzavano in bocca. Ne avremmo mangiati mille. E forse, negli anni, lo abbiamo fatto.

Con il nostro sacchetto, finivamo nei vicoletti del centro dove non incontri mai nessuno (e se succede hai anche un po’ di soggezione perché se è uno strano, chi ti salva mentre gridi aiuto? Ma in quel caso, quelle strane eravamo noi). Faceva parte del nostro rito quello di consumare quei deliziosi salatini in una sorta di ritiro silenzioso e quasi carbonaro.

D’estate cambiava lo scenario ma non l’abitudine. Invece del centro storico preferivamo uno dei tanti chioschetti all’aperto, di quelli che -per fortuna- in Romagna si trovano ancora. Con i nostri motorini modello CIAO e caschetto, passavamo dal chiosco della piadina, a quello dell’hot dog fino al mitico Popeye. L’hamburgheria più piccola che abbia mai visto in vita mia. Il solo entrarci era una conquista. In effetti a volte bisognava aspettare che chi era dentro uscisse prima di poter conquistare i mitici sgabelli di legno e ordinare frappè e hamburger.

Nessuna sorpresa se oggi cucino come una pazza e curo questo blog. Semmai a destare sorpresa è come mai, nessuna di noi, sia diventata una super obesa.

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