Orzata al limone, bibite estive e sapori di una volta

Bibite estive.

Limonata si, orzata no.
Da piccola e anche dopo.
E così mia nonna preparava grandi caraffe di limonate per me e l’orzata per i miei cugini. Oltre a grandi brocche di tè freddo che, in caso di festina estiva, non mancavano mai. Neppure nel giardino della casa al mare quando la Sara metteva in pausa la cucina per godersi la vita. Poi qualcosa faceva sempre…

Orzata al limone

Prove di riconciliazione.

Comunque, l’ultima orzata che ho bevuto, in un tardivo tentativo di riconciliazione, fu in Plaza Mayor a Madrid in una delle notti più strane della mia vita. Se assistere in diretta a un litigio cui segue una morte può essere considerato un evento degno di nota.

So che è ardito accostare una bottiglia di orzata al limone, che evoca pensieri leggeri al sapore di salsedine e pomeriggi lenti nella campagna sonnacchiosa, con un evento tragico.

Perdona questa blogger che non sa frenare inopportuni flussi di coscienza e tenere a bada ricordi che iniziano, forse, a essere troppo numerosi in virtù degli anni che passano.

Se non ti va, salta il momento noir e scorri fino alla ricetta.
L’orzata al limone è sfiziosa e vale la pena non perderla.

orzata al limone

Scena 1, la premessa.

Sono in vacanza e sono poco più che ventenne. Degli amici dell’università mi dicono che se vado a Madrid devo cercare tra le case per studenti che in estate se ne vanno liberando appartamenti solitamente non disponibili e che i proprietari affittano ai turisti d’estate.

Secondo il principio che governa le case degli studenti universitari, in questi alloggi ognuno ha una propria stanza e condivide le zone comuni come cucina e bagno (raramente privato).

A quell’età, e vivendo così anche a Bologna, l’idea della casa condivisa è perfetta. Anzi, ho usato quella formula anche in altre occasioni. Ma se ti racconto di Edimburgo e Brendon, lo scozzese in kilt, passiamo la manica e invece dobbiamo restare sul continente.

Scena 2, il contesto.

L’appartamento è bellissimo. Pavimenti antichi di legno a lisca di pesce, grandi porte e finestre.

L’appartamento è su Plaza Mayor e dalla finestra della mia stanza che guarda sui vicoli stretti dietro la piazza, mi affaccio spesso per osservare la vita che scorre sotto dal mattino fino a sera tardi, quando l’ultimo turista esce di scena e cala il silenzio.

Posso quasi toccare il palazzo di fronte e sentire, oltre che vedere, la vita dei suoi abitanti.

È quasi il tramonto e sono sdraiata sul letto mentre divoro le pagine che mancano alla fine del libro. A Madrid la vita inizia tardi, c’è tempo per prepararmi.

Scena 3, il fattaccio.

All’improvviso un litigio furibondo. Le voci sono di un uomo e una donna e sono così vicine che sembrano in stanza con me. In effetti sono a pochi passi, nel palazzo di fronte. Ma un piano sotto. Non li vedo e mi sento un po’ colpevole a essere così vicina ma celata. Non so se alzarmi e chiudere la finestra, svelandomi. Oppure uscire dalla stanza. Resto distesa, in ascolto. Il cuore che batte forte.

All’epoca studio già spagnolo ma quelle parole urlate con violenza mi agitano e spesso perdo il filo.

Poi il silenzio all’improvviso e quel rumore.

Mi alzo e corro alla finestra mentre ho già iniziato a piangere. Mi alzo quasi cadendo e so già quello che è successo perché certi suoni sono inconfondibili. Il fischio del treno, le ossa che si rompono. Lei è a terra, caduta o spinta non lo saprò mai, scomposta e inequivocabilmente morta.

Poi ricordo che vengo trascinata via quasi a forza e portata fuori, nel caldo e nella confusione di una Plaza Mayor grondante vita. Chiedo un’orzata. Il bicchiere pieno del liquido bianco opalescente è sul tavolino del bar. Intorno buio e tante gente che non vedo. E niente, nemmeno in quell’occasione ho fatto pace con il suo sapore dolce.

Orzata

Il senso dell’orzata corretta con il limone.

Questo è un anno particolare per me. La pandemia ha solo reso più instabile un quadro già sull’andante mosso.

A inizio 2020 ho scelto avanti come parola dell’anno (ne parlo nel post Crostata Tirmaisù e perché avanti è la mia parola dell’anno).

La scelta del motto si basa sulla certezza che per andare avanti, a volte, bisogna tornare un po’ indietro. Che poi il Covid 19 ha dato una lezione in questo senso. E adesso tutti a riscoprire ritmi più lenti, sapori più genuini, il valore delle radici, dell’aria pulita e del verde.

Da parte mia ho deciso di fare pace con i sapori che da bambina mi facevano storcere il naso e di imparare ricette e procedimenti che se non apprendo ora poi non ci saranno più i miei vecchi a trasmetterli. Sento di dovere sistemare la dispensa della cucina, intesa come luogo metafisico, non a caso questa stanza è da sempre considerata anche il cuore della casa. Voglio farlo perché poi devo riprendere il cammino della mia vita che, negli ultimi anni, ho come sospeso.

Non so se a te capita mai di dire “così non vado da nessuna parte”. E se lo pensi, poi devi trovare una soluzione e rimetterti in marcia.

Orzata

Orzata al limone

Per fare pace con il sapore dolce dell’orzata, ho deciso di farla homemade, il sapore di quelle industriali è molto forte, e aggiungere il gusto del limone che mitiga la dolcezza della mandorla e rende il colore più simile a quello della limonata. La mia orzata è fresca e non ha bisogno di essere diluita con acqua, anche se puoi farlo naturalmente.

L’orzata si prepara con mandorle amare e dolci, ha un sapore aromatico ma delicato. Non si usa latte di mandorle, come credono in molti, le mandorle sono infatti solo un aroma da aggiungere all’acqua di cottura dell’orzo.

L’orzata homemade senza aggiunta di additivi e latte di mandorla, difficilmente diventa bianca latte, semmai è più trasparente che non color latte.

È una bevanda un po’ antica ma il procedimento per farla è davvero semplice.

Servono solo l’acqua di cottura dell’orzo e poco altro: mandorle, limone e dolcificante, non ho usato zucchero.

Puoi servire questa bibita estiva insieme a tè freddo e limonata, vassoi di pizzette e biscottini per una gustosa merenda. O all’ora dell’aperitivo per l’amico che non beve alcolici. Infine, metti un paio di bottiglie nel cestino del picnic e portarla con te, magari vista mare. A farle compagnia, qualche tramezzino.

Buona cucina, Monica

Orzata al limone


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Consigli

  • Se non possiedi un colino a maglie strette usa due colini sovrapposti.
  • Invece dello sciroppo d’acero puoi usare del miele.

Ricetta Orzata al limone


Per un litro circa di orzata
Ingredienti


200 g di orzo perlato
1,1 l di acqua
50 g mandorle pelate, dolci
1 limone bio, succo e scorza grattugiata
1 cucchiaio abbondante di sciroppo d’acero


Procedimento


Sciacqua bene l’orzo e cuoci nell’acqua non salata e su fuoco medio per circa una mezz’ora.

Scola l’orzo senza buttare l’acqua.

Metti da parte l’orzo per altre preparazioni e lascia raffreddare l’acqua di cottura.

Quando è tiepida, aggiungi le mandorle tritate non troppo finemente, scorza e succo di limone e il dolcificante.

Chiudi la bottiglia e fai riposare per una notte, anche fuori frigorifero.

Dopo il riposo, agita la bottiglia e filtra con un colino a maglie strette, e se necessario filtra due volte.

Conserva l’orzata in frigorifero.

Dopo le foto, trovi un paio di ricette per usare l’orzo.

Come fare l'orzata homemade

Come fare l'orzata homemade


Orzo perlato

Condisci l’orzo con pesto di basilico, olive e mozzarella tagliati finemente e rendi tutto più cremoso con un filo d’olio d’oliva, se serve. È una insalata semplice e buonissima.

L’orzo condito con il pesto è perfetto per farcire dei pomodori cuore di bue, dopo avere svuotato i pomodori metti la polpa a scolare per qualche minuto e mescola la parte soda all’orzo.

Con l’orzo perlato preparo anche delle crocchette al forno. Mescolo l’orzo condito, senza mozzarella, con pan grattato, parmigiano e un tuorlo (io non ho messo l’uovo e si sbriciolano un po’ anche se rimangono belle da vedere e soprattutto buone). Prima di chiudere la crocchetta, metto un pezzetto di mozzarella al centro, nel cuore della crocchetta. Poi cuocio in forno già caldo (200 gradi, forno ventilato) per 10-15 minuti, il tempo di dorare le crocchette.

Una valida alternativa all’orzo perlato, è il farro. Sul blog trovi la ricette dell’Insalata di farro “al verde” con uva e fichi.

Pomodori ripieni

Crocchette di orzo

Crocchette di orzo

4 COMMENTS

    • Ciao! Io sono Monica … ma nessun problema 😉 Per un’orzata dal sapore più tradizionale ti consiglio di eliminare certamente succo e scorza di limone, usare almeno 150 g di mandorle pelate e dolci tritate in parte finemente e in parte no e una decina di mandorle amare tritate molto finemente. Poi segui il procedimento come indicato e buon lavoro! Monica

  1. Ciao, ti ho scoperta per caso e sto girando da un post all’altro. Scrivi benissimo, che belle storie. Anche le ricette!!! Provo l’orzata che mi incuriosisce e sembra davvero facile da fare, ben trovata. Fra

    • Ciao Fra, ben arrivata sul mio blog, una tavola dove si mangia chiacchierando. Spero che l’orzata ti piacerà, a me ha dato una certa soddisfazione, buona cucina. Monica

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