La tradizione di Ognissanti e i biscotti Fave dei Morti

I biscotti Fave dei Morti sono tipici del periodo di Ognissanti.
E quando ero piccola non mi piacevano.

A piacermi invece era il tradizionale giro per cimiteri e le soste dai parenti, quelli che vedavamo solo in occasione del cosiddetto “giro dei morti”.

Biscotti Fave dei Morti

Tra cimiteri, parenti e biscotti.

A metà anni Settanta i bambini non dovevano portare scompiglio a casa degli altri.
Quindi, a differenza di oggi, i piccoli restavano nella propria aspettando d’avere l’età giusta per accompagnare i genitori.

E naturalmente fui felice quando divenni abbastanza grande per fare il giro dei parenti, viventi e morti. Ricordo ancora la felicità di chi parte per una bella gita nella migliore delle compagnie possibili, quella dei genitori.

Di quella giornata ricordo che mi piaceva tutto.
La visita ai parenti e quella ai cimiteri.

Di solito si trattava del giro dei morti della mamma.
Lei è una romagnola della Bassa e i vari rami della famiglia che non si erano spostati verso qualche città, vivevano sparpagliati tra i comuni di Lugo, Massa Lombarda e Conselice.

Questi posti hanno in comune di essere tutti in provincia di Ravenna ma, attenzione, appartengono a due Romagne differenti. Lugo e Massa sono zone agricole dove puoi trovare sopratutto alberi da frutta e dove hanno sede alcune importanti aziende di trasformazione. Entrambe godono di una certa agiatezza diffusa.

Conselice è una realtà sospesa tra Romagna e Veneto, tra mondine e scariolanti. Anticamente aveva un porto deltizio su un ramo del Po e grazie a un sistema di canali interni, sosteneva i commerci tra Imola a Venezia. Insomma, era, forse è ancora, una Romagna un po’ diversa. Ancora oggi la campagna di Conselice è piatta, bassa (rispetto al livello del mare) e piena di canali. Un tempo era anche paludosa. Qui la terra è meno generosa, meno ricca, più bianca e sabbiosa. Anche i romagnoli di lì hanno un carattere diverso. Mi sono sempre sembrati meno rumorosi, più schivi. Sarà per quella nebbia che, un tempo, li avvolgeva per molti mesi l’anno.

Nel giro dei morti, tra paesi e frazioni, ogni tot chilometri c’era la fermata a un cimitero.
Il viaggio di ritorno sembrava durare pochissimo rispetto all’andata.

Con la pioggia e con il sole.

Non avevo un clima preferito. Mi piaceva camminare in quei luoghi quieti e pieni di alberi, erano tutti piccoli cimiteri di campagna, tra fiori e candele. Il sole faceva risplendere il prato e i vetri delle tombe di famiglia. La pioggia bagnava le lapidi rendendole lucide e che dire del mistero della nebbia che, bada lettore, non era quella di oggi. Era una nebbia fitta e densa che entrava persino in bocca. Le persone spuntavano fuori dal nulla all’improvviso e ovunque regnava un silenzio irreale.

Il giro parenti mi piaceva anche se mi annoiavo quasi subito.
Dopo poche domande, una caramella e una fava dei morti –che sotto lo sguardo di fuoco di mia mamma dovevo accettare per educazione e per forza- i grandi sembravano dimenticarsi di me per parlare tra loro. In fondo si sarebbero rivisti l’anno successivo e solo per poco tempo.

Biscotti Fave dei Morti

Nel frattempo ero libera di muovere gli occhi a piacimento per guardarmi intorno. Appagare la curiosità di osservare potendo fissare gli oggetti per il tempo che volevo, mi teneva buona e sveglia il tempo necessario. Se mostravo segni d’impazienza troppo presto, era lo sguardo del babbo a farmi stare quieta.

Non c’erano parenti dai quali non volevo andare ma solo uno era unico e speciale.
Il mio preferito era un signorino che viveva con l’anziana mamma in pieno centro a Conselice.

Il signorino.

Mentre attraversavo la piazza guardando il bel palazzo, ero già emozionata.
Una volta arrivati sotto il portico, il babbo suonava al citofono dell’abitazione privata e poi tutti insieme aspettavamo davanti alla porta chiusa del negozio.

L’ingresso dell’abitazione si apriva su una scala anonima e ingombra di scatole che, evidentemente, usavano come prolungamento del magazzino. Ma io credo che la scelta di accogliere gli ospiti all’ingresso del negozio rispondesse a un desiderio del signorino.

Le vetrine che incorniciavano l’ingresso del negozio erano piccole e avevano uno sfondo a vetro che non permetteva di vedere dentro. Dopo svariati minuti d’attesa, finalmente la porta si apriva su un uomo che per me non aveva età, era vecchio, ma a ripensarci oggi avrà avuto una cinquantina d’anni circa. Era magro e allampanato, senza capelli, con il viso scavato e gentile. Ma soprattutto ci accoglieva sempre, anno dopo anno, con un camice da lavoro color tabacco chiaro.

Salutava i genitori stringendo loro la mano e poi si faceva di lato per farci entrare.

Appena varcata la soglia, richiudeva prontamente uscio e catenacci. Dalla luce passavamo a una semi luce. La stanza era un quadrato pieno di scaffalature con due lunghi banchi di legno che correvano lungo le pareti. Avrei trascorso ore qui dentro ma il meglio doveva ancora venire.

Di fronte alla porta d’ingresso del negozio, dall’altra parte della stanza, iniziava un lungo corridoio che finiva nel magazzino e che dovevamo percorrere fin quasi in fondo per incontrare la scala che conduceva al piano superiore e all’abitazione privata.

Immagino che la scelta di passare dal negozio fosse un vezzo del signorino che, probabilmente, aveva piacere di mostrare agli ospiti il campionario del negozio. E che oggetti! Tra casalinghi e piccoli elettrodomestici, spiccavano gli apparecchi televisivi. A quel tempo chi vendeva tv, soprattutto in provincia, credo sentisse, in qualche modo, di fare parte lui stesso del mondo che usciva dal tubo catodico.

Il corridoio che era lungo e largo, ingombro com’era di scaffali da terra a cielo, sembrava stretto e poco illuminato con le finestre alte chiuse dagli scatoloni che arrivavano fin lassù. Cosa avrei dato per arrampicarmi e guardare dentro. In basso ancora scatole ma anche televisori appoggiati su vecchie credenze, frullini a mano che uscivano dalle scatole, scolapasta e via dicendo. La polvere, mossa probabilmente dal nostro passaggio, contro luce sembrava pulviscolo d’oro e ai miei occhi di bambina era magica.

Camminavo trattenendo il fiato, sperando in questo modo di rallentare il percorso. In realtà i miei genitori stavano ben attenti a non lasciarmi indietro da sola e così camminavo con mamma davanti, io in mezzo e babbo a chiudere la fila. Scortata come un condannato all’ineluttabile, che infatti arrivava.

In cima alle scale ci aspettava un’anziana con il viso severo e i baffi che metteva tutti a disagio, anche suo figlio che, all’improvviso, sembrava farsi piccolo e scomparire tra le pieghe del suo camice.

Poi quelle visite finirono, immagino in seguito alla morte della signora madre, la donna baffuta. Mi piace pensare che, in seguito, il signorino abbia potuto finalmente sposare una soubrette delle tv capitata per caso da quelle parti.

Le fave dei morti.

In Romagna, soprattutto nella zona di Rimini, si prepara anche la piada dei morti, un dolce lievitato che non assomiglia alla piadina. E visto che mio marito ha un pezzo di famiglia riminese, prima o poi, promesso, la farò.

Ma per me il dolce che si lega al ricordo di questa ricorrenza è quello dei biscotti detti fave dei morti. Nei forni di Bologna e della Romagna si trovano soltanto la prima settimana di novembre in concomitanza con la celebrazione dei Santi, primo novembre, e dei morti, due novembre. Esistono tante versioni di questo biscotto.

Il nome contiene un bizzarro riferimento a un legume che non fa parte della ricetta, le fave. Il motivo è da cercare nell’usanza che risale addirittura agli antichi romani, motivo per cui Pellegrino Artusi chiama questi biscotti Fave alla romana o dei morti, raccontando che anticamente era tradizione usarle come offerta funebre per le divinità. Si credeva infatti che le fave contenessero le anime dei morti e, in epoca successiva, che assomigliassero alle porte dell’Inferno.

Ecco dunque che da questa usanza nascono i biscotti che prendono il nome di fave dei morti e che si preparano per Ognissanti.

La ricetta.

Quella di casa assomiglia molto alla terza delle tre versioni proposte da Pellegrino Artusi. Sarebbe senza tuorlo e senza farina ma io ho dovuto aggiungere ben 3 cucchiai di farina di riso, tu puoi mettere anche una farina 0. Probabilmente la nonna aveva trascritto male i quantitativi degli ingredienti, o forse cambiava o aggiungeva a piacimento e non ha mai corretto. E così ho provato, sbagliato e aggiustato.

Le fave dei morti sono, di solito, di diversi colori ma io non amo molto i coloranti e così ho utilizzato una polvere naturale di barbabietola rossa. Senza esagerare e, ti dirò, questo color cipria non mi dispiace per nulla. Una valida alternativa ai coloranti è aggiungere un goccio di alchermes.

Il biscotto non è difficile da fare, solo un po’ delicato per via degli albumi da montare.

È una ricetta naturalmente senza glutine.

Io me le ricordo così, senza lievito, un po’ dure, non precise, a volte aromatizzate con l’anice, a volte no. Allora non mi piacevano e adesso che non si trovano quasi più mi ritrovo a farne la voglia. Così è la vita.

Buona cucina, Monica

Biscotti Fave dei Morti

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Ricetta dei Biscotti Fave dei Morti


per circa 15 biscotti
Ingredienti


1 albume
50 g di mandorle tritate finemente
125 g di zucchero semolato
3 cucchiaini da tè di farina di riso
un pizzico di sale


Procedimento


Trita finemente le mandorle in un robot tritatutto con lo zucchero.

Versa il composto in una ciotola, aggiungi gli albumi e il sale e monta con la frusta.

Se vuoi aggiungere dei coloranti, fallo ora.

Il contrasto cromatico dei biscotti fave dei morti è molto bello ma allora è meglio suddividere l’impasto in parti diverse.

Trasferisci in una tasca da pasticcere usa e getta, rivesti una teglia larga di carta forno e forma dei biscotti tondi o ovali di 2 cm sistemandoli ben distanziati.

Cospargi la superficie con zucchero semolato e lascia riposare nel forno spento, magari con la lucina accesa per un’ora o due.

Prima di cuocere, incidi la superficie dei biscotti con un coltellino in modo da rompere la pellicola che si è formata in superficie.

Cuoci in forno statico e già caldo (150 gradi) per circa 13-15 minuti.

Lascia raffreddare fuori dal forno.

Biscotti Fave dei Morti

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